Dai 12 ai 16 anni ho giocato assiduamente a giochi di ruolo, in particolar modo al mitico Dungen & Dragons. Inoltre ero (e sono tuttora) un gran fan di star trek. Così quando ho scoperto dell’esistenza dei mondi virtuali mi ci sono buttato a capofitto: giocavo su internet a star trek con gente di mezzo mondo e di tutte le età. Anche allora la lingua ufficiale era l’inglese, e se non altro le levatacce per giocare nelle ore di massima affluenza mi sono servite almeno a quello. Per il resto 10 anni fa le cose erano ben diverse da 2nd life: tutto era testuale!!! Il mondo virtuale era diviso in stanze, tutte descritte testualmente, connesse tra loro da porte attraversabili digitandone il nome (per esempio “alex’s room”, oppure “west” e così via). Ovviamente erano disponibili tantissimi mondi virtuali con regole, scenari e obiettivi diversi.
Ma già da allora spadroneggiava un mondo virtuale sociale (Lamda MOO), dove l’unico scopo era vagare, chattare, costruirsi una bella casa (con tante stanze tutte ben descritte), vestirsi bene (per avere una descrizione personale più ganza) e così via. Inizialmente pensavo fosse il paradiso degli stupidi, ma poi ho scoperto che evidentemente è molto più stupido (anche se decisamente più divertente) andare in giro con un omino armato di bazooka che splatta i nemici sui muri.
Non so spiegarmelo, ma ci “giocano” persone di tutte le età e di tutti gli strati sociali. Certo, l’entusiasmo iniziale per 2nd life è stato ridimensionato da alcune truffe recentemente svelate, alcune delle quali addiruttura commesse dai gestori del sistema. Ma un sistema analogo open source credo che sarebbe in grado di sfondare e sostenersi con la raccolta pubblicitaria, ultimamente in calo su 2nd life. Nell’attesa tutti gli esperimenti di marketing, socializzazione ed e-learning su 2nd life sono comunque positivi, nonostante creda che in Europa il fenomeno attechisca meno che negli USA per ragioni tecnologiche e culturali.