Dai 12 ai 16 anni ho giocato assiduamente a giochi di ruolo, in particolar modo al mitico Dungen & Dragons. Inoltre ero (e sono tuttora) un gran fan di star trek. Così quando ho scoperto dell’esistenza dei mondi virtuali mi ci sono buttato a capofitto: giocavo su internet a star trek con gente di mezzo mondo e di tutte le età. Anche allora la lingua ufficiale era l’inglese, e se non altro le levatacce per giocare nelle ore di massima affluenza mi sono servite almeno a quello. Per il resto 10 anni fa le cose erano ben diverse da 2nd life: tutto era testuale!!! Il mondo virtuale era diviso in stanze, tutte descritte testualmente, connesse tra loro da porte attraversabili digitandone il nome (per esempio “alex’s room”, oppure “west” e così via). Ovviamente erano disponibili tantissimi mondi virtuali con regole, scenari e obiettivi diversi.
Ma già da allora spadroneggiava un mondo virtuale sociale (Lamda MOO), dove l’unico scopo era vagare, chattare, costruirsi una bella casa (con tante stanze tutte ben descritte), vestirsi bene (per avere una descrizione personale più ganza) e così via. Inizialmente pensavo fosse il paradiso degli stupidi, ma poi ho scoperto che evidentemente è molto più stupido (anche se decisamente più divertente) andare in giro con un omino armato di bazooka che splatta i nemici sui muri.
Non so spiegarmelo, ma ci “giocano” persone di tutte le età e di tutti gli strati sociali. Certo, l’entusiasmo iniziale per 2nd life è stato ridimensionato da alcune truffe recentemente svelate, alcune delle quali addiruttura commesse dai gestori del sistema. Ma un sistema analogo open source credo che sarebbe in grado di sfondare e sostenersi con la raccolta pubblicitaria, ultimamente in calo su 2nd life. Nell’attesa tutti gli esperimenti di marketing, socializzazione ed e-learning su 2nd life sono comunque positivi, nonostante creda che in Europa il fenomeno attechisca meno che negli USA per ragioni tecnologiche e culturali.
La mia esperienza sui mondi virtuali Lunedì, Mar 3 2008
Second Life Second Life, moo, mud, mondi virtuali 7:50 pm
Marzo 4, 2008 alle 5:13 am
“Dai 12 ai 16 anni ho giocato assiduamente a giochi di ruolo” a 12 giocavo con i “coperchini” tappi di bottiglia che si facevano scivolare su di una pista. Sempre a 12 anni il 68 non era ancora arrivato in Europa. Forse si corre troppo e si ci si lascia indietro troppe persone!!!!!!!!
Marzo 4, 2008 alle 11:10 am
La tua sottile e garbata critica è figlia di un conflitto generazionale che ho vissuto con mio padre, con alcuni parenti e insegnanti.
Dal mio punto di vista ho avuto la fortuna di apprezzare anche i giochi pià tradizionali (calcio con palline di carta, biglie, figurine ecc.).
Dal punto di vista culturale e professionale il master serve probabilmente anche a colmare le ovvie carenze dei sessantottini, frutto non di disinteresse da parte di alcuno ma solo della velocità tremenda con cui corre il progresso tecnologico informatico e informativo. A tal proposito cito due leggi: secondo Moore le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi; d’altra parte secondo Hawkins il progresso non consiste nel rimpiazzare una teoria sbagliata con una giusta, ma nel rimpiazzare una teoria sbagliata con una sbagliata in maniera più sottile.
Da un punto di vista sociale la mia risposta al tuo commento è che hai sicuramente ragione, ma la soluzione non può essere tirare le briglie bensì usare il frustino
Marzo 5, 2008 alle 3:51 pm
Beh, non correremo, faremo tutto piano piano proprio per dare a tutti la possibilità di capire i nuovi strumenti. Non è l’età a fare la vera differenza, è la curiosità (e il tempo libero a disposizione)
Marzo 7, 2008 alle 5:36 am
Se sono qui è appunto perchè sono curioso, mi riferivo a persone che non sono fortunate come noi , non potendo accedere a questi strumenti.
Lo sviluppo della tecnologia pre informatica è stata più lenta nonostante ciò non è stata acquisita totalmente; figuriamoci come può essere assimilata quella informatica a questa velocità.